lunedì 22 febbraio 2010

Sbirciando da Aristotele..

Domani sono interrogata in filosofia, disgrazia che spartirò con la mia Fede e altri tre malcapitati, nella fattispecie Ludo, Leila e Nico. Però qualcosa di buono in Aristotele c'è, devo rendergliene merito.
Su tutte, la frase che mi ha ricordato il "discorsetto" di ieri sera:
"L'uomo non deve, come alcuni dicono, conoscere in quanto uomo le cose umane, in quanto mortale le cose mortali, ma deve rendersi, per quanto possibile, immortale e far di tutto per vivere secondo quanto c'è in lui di più alto: se pure ciò è poco di quantità, per potenza e valore supera tutte le altre cose"
Aristotele, Etica Nicomachea.
Quando si parla di ottimismo metafisico.

sabato 20 febbraio 2010

Quaresima

Così, pur essendo passato così poco tempo- o almeno, io l'ho percepito assai breve- dall'avvento, è arrivato il tempo di Quaresima. Tempo di deserto, tempo di tentazione, tempo di dolore e gioia infinita. Tempo di rinuncia, tempo di riflessione, tempo di digiuno. Questo significa, più banalmente, "fioretti". Che quest'anno ho deciso di rispettare, più sfruttando la Quaresima come pretesto che per un motivo cristiano, o perchè creda che le tre rinunce che faccio siano in qualche modo gradite a Dio, il quale credo sia ben poco interessato a queste piccolezze, come vado dicendo a parenti vari, che mi credono improvvisamente impazzita, trasformata in un'ossessionata. Insomma, i fioretti sono tre, ovvero:
  • Non mangio dolci - ero diventata assurda, mangiavo davvero troppo cioccolato, troppe schifezze. No no, così non va, neanche un po'! Devo mantenere una certa linea per l'estate imminente, anzi preferibilmente dimagrire un po', in vista del cibo (?) americano che ci ostruirà le arterie per ben dieci giorni. Però sono esclusi gli eventuali biscotti della colazione, purchè solo a colazione e non cioccolatosi (comunque sto mangiando cereali, per la cronaca, e dei più schifosi, frumento integrale. Un'oscenità), lo zucchero e il miele, usati solo ed esclusivamente come dolcificanti.
  • Non dico parolacce- illuminata dalla saggezza di mammà, ho scoperto che non è per nulla fine dire parolacce. Non è da fighi. Solo che, acciderbolina, si sta rivelando complicato! Più che altro, non me ne rendo conto, o meglio, mi correggo solo dopo. Ho ben quaranta giorni per migliorare..
  • Non salgo su facebook- e questa è la rinuncia più impegnativa. Questo dimostra come anche la rete possa diventare un droga e produca assuefazione, se non è utilizzata in maniera consona e regolata. Sto facendo fatica, a volte mi spavento da sola...semplicemente, mi ero resa conto di passare troppo tempo su questo social network infernale, come l'ha definito qualcuno. Ora, i motivi di distrazione li trovo comunque, ma non è questo il nocciolo: devo liberarmi da questi lacci sociali. Se tengo ad avere contatti con qualcuno, lo vedo, lo chiamo, ancora ancora msn, ma è inutile tentare di succhiare quel po' di vita per trarne quella briciola di consolazione che deriva dal sentirsi padrone di un pezzetto delle persone. Perchè, alla fine, è su questo che si basa l'esistenza di facebook ed affini... Sì, lo so a chi mi sto riferendo...ovviamente c'è un eccezione a tutto :)

Così, prometto solennemente e pubblicamente che rispetterò questi propositi fino al giorno della Resurrezione di Nostro Signore, giorno in cui, cascasse il mondo, andrò dal Nessi in porta Nuova e mi prenderò quella brioche di proporzioni gigantesche al cioccolato, che sarà il mio meritato premio dopo avermi tentato per tutti questi giorni, uscita dalla tortu...ehm, scuola, stremata, affamata e rimbambita. Il problema è che quaranta sono lunghi...

mercoledì 10 febbraio 2010

Il costume da ape

Che io non sia persona dotata di grandi abilità pratiche e manuali, è noto, o, meglio, ritenuto, da molti che mi conoscono. Ok, da quasi tutti...ma forse è giunta l'ora che tutti questi cambino idea, e che io cambi idea su me stessa, perché mi sto stupendo da sola. Mi sto impegnando, almeno questo me lo riconosco. Oltre ai vari tentativi di fare dolci- dei quali forse due riusciti pienamente (non capisco il motivo per cui, pur seguendo alla lettera la ricetta, a me venga sempre qualcosa di sbagliato. A volte mostruoso. Mah, misteri. )- in questi giorni sto realizzando un costume di carnevale. Da ape. Il tema dell'oratorio di Scanzorosciate per il carnevale è, infatti, il volo, ed è stato coniato il neologismo Carnevolo , dato che il mio don sembra adorare i neologismi e i giochi di parole. Ora, inizialmente avevo messo in conto che non ci sarei andata, a causa dello spettacolo verso Crema che cade in concomitanza, e delle due incinte del gruppo, ma poi, spinta da amiche, avevo mutato decisione, sicché avevo bisogno di un vestito a tema. Non so per quale strana ragione, trovo mia madre dalla mia: forse per la sclerata dell'altro giorno? Fatto sta che un pomeriggio giriamo per mercerie e negozietti, e tornate a casa, ci mettiamo al lavoro: sono venute pronte due ali stupende, di tulle giallo teso sul filo di ferro ricoperto anch'esso di tulle e con applicazioni floreali di panno lenci. Si vede che sono artigianali, ma è lì il bello! Poi c'è la gonnellina, di panno lenci giallo, le antennine montate su cerchietto giallo cinese, e, dulcis in fundo, l'immancabile maglia a righe, che mi è sudata sette volte 7 camicie...il risultato, però, è valsa la pena dello sforzo. Io, che sapevo solo attaccare bottoni (il che non è poco, per un'inetta sedicenne, per lo più classicista e secchioncella), ho preso in mano ago e filo, e mi sono messa ad attaccare strisce gialle sulla maglietta nera firmata decathlon, acquistata per la modica cifra di 2,50 €. Facile dictu, ma, assicuro, insidioso al momento dello svolgimento; mi mancano ancora due strisce, ma non avevo la mente lucida e le dita sciolte a sufficienza per terminare stasera.

Comunque, poi, ossessionata dal senso del dovere, dal senso di colpa, dalla paura di pentirmene, dalla considerazione del fatto che, in fondo, il gioco non vale la candela, ché l'animazione è delegata alla prima superiore ( e qui sorgono delle domande, ndr ) e, insomma, preferisco tenermi il bonus per la prossima volta, ho deciso che andrò allo spettacolo. Così siamo più contenti tutti...non so io, ma altri di sicuro. Anche perché c'è di mezzo l'America. Che non è cosa da niente. Però, il MIO costume, non noleggiato, non fatto fare, cosa che mi provoca ribrezzo e mi instilla dubbi riguardo la sanità mentale e di ragazzine oltremodo viziate e, soprattutto, dei loro genitori, verrà più che orgogliosamente indossato alla festa di carnevale del Sarpi, questo venerdì sera. Giuro che il primo che mi dice qualcosa lo picchio...
Non appena possibile, le foto del mio (e della mia mamma) capolavoro. Ora è meglio che mi dedichi all'ancora noioso, ma ora decentemente accettabile, Il Nome della Rosa. Buonanotte.

martedì 9 febbraio 2010

Settimana rossa

Finalmente, dopo mesi di attesa da parte degli studenti sarpini, è giunta l'agognata "settimana rossa"! Io mi sono sempre spiegata l'etimologia del termine con il rosso del semaforo, che indica lo stop, quindi nel senso che l'attività didattica e la programmazione vengono interrotte..comunque, evviva evviva, per una settimana solo recuperi per chi è insufficiente in qualche materia, approfondimenti poco sensati e organizzati solo al fine di occupare (o, meno eufemisticamente, perdere) prezioso tempo della nostra giovane vita per gli altri. Ovviamente anche quest'anno approfondimenti idioti, con la variante che siamo sempre con i nostri professori, e, quindi, siamo in ogni modo obbligati a mantenere un comportamento e un'attenzione accettabili. Va beh, meglio di niente, non mi posso lamentare: oggi a casa, domani pure, anche se per mio libero arbitrio- sinceramente, mi rifiuto di uscire al freddo e al gelo e stare in giro ore per vedere un filmato che parla di un matematico condannato alla pena capitale.
Quindi, passerò la mia settimana vedendo due film diversi a spezzoni, Train de vie per storia e L'onda per filosofia. Il primo parla di un shtetl, ovvero villaggio, di ebrei che, venuti a sapere dell'inizio delle deportazioni nei campi di concentramento, decidono di auto-deportarsi, ovvero acquistano un treno e camuffano alcuni di loro da tedeschi: in questo modo potranno fuggire (quasi) indisturbati.
Il secondo l'ho già visto durante un viaggio di ritorno dal lago di Braies, se non erro, proposto dal solito Casati: in Germania, un professore tenta un esperimento con la propria classe durante le ore di filosofia: li invita a ripercorrere le dinamiche della formazione di dittature, creando un loro gruppo chiuso, con una divisa, un gesto, ideali comuni. I ragazzi rispondono con fin troppo entusiasmo, e la cosa, sfuggita di mano al professore, si conclude in tragedia.
Giovedì, invece, uscita con il profe di educazione fisica al Palanorda, ovvero palazzetto dello sport, per gli Internazionali di tennis. Sarebbe interessante chiedersi cosa c'entri con il percorso di studi, e se sia o meno uno spreco di tempo e danaro...
...come ho già detto, però, non lamentiamoci troppo, anzi, godiamoci la pacchia finchè dura!!!

mercoledì 3 febbraio 2010

Amor vincit omnia

Titolo ambiguo, che rimanda a tre esperienze recenti..prima di tutto traduco: l'amore vince su ogni cosa (abbastanza immediato, ma spesso mi tacciano di superbia, quindi meglio chiarire.)
Rispettivamente:
  • La fine di un brano tratto da Canterbury Tales di Chaucer, autore che stiamo affrontando in letteratura inglese: la storia, in breve, narra di un gruppo di trenta pellegrini, ovvero 29 oltre all'autore-narratore, che si ritrovano al Tabard Inn prima di intraprendere il cammino per Canterbury; qui decidono di indire un concorso per eleggere la storia più bella narrata dai presenti durante il viaggio per allietare il cammino. Questa è la cornice- ricorda un po' il Decameron- in cui si sviluppano le storielle raccontate. Ma "Amor vincit omnia" è detto alla fine della descrizione della Prioress, ovvero la suora, la quale ha un bracciale da cui pende una spilla d'oro con incisa questa frase..che mi ha davvero colpita, nella sua semplicità.
  • Il succo dell'omelia dell'altro giorno a messa. Il don Ale, di cui, sono certa, riparlerò, si infervorava sulla seconda lettura, tratta dalla prima lettera di S. Paolo apostolo ai Corinzi: era il passo che segue quello dei carismi. In pratica, si sminuiscono tutti i carismi se essi non si basano sulla carità, intesa non come elemosina verso i poveri, bensì come l'agape greca, il tipo di amore considerato più alto (memo: scaricare font di greco, non è possibile non poter usare i caratteri greci!). Quindi, colui che ha il dono delle lingue, è bronzo che rimbomba o cembalo che strepita, se non è mosso dall'amore, colui che ha tanta fede da spostare le montagne, non ha NIENTE, se non ha l'amore. L'amore non si trova nell'ira, nella superbia, nell'invidia..l'amore è benevolo. L'amore TUTTO scusa, sopporta, spera. "Ecco dunque le tre cose che contano: fede, speranza, amore. Ma più grande di tutte è l'amore". Beh, direi che si commenta da solo..
  • Il discorso che facevo con Angela..che ridere!No, l'amore- inteso in senso uomo-donna- non dura tre anni, non può durare tre anni. Prima di tutto, perchè all'amore non puoi dare un tempo prefissato! E poi, foooorse, è vero che il vero amore è per sempre..finalmente, cominciavo a sentirmi esclusa, ho visto "Whatever works", ovvero "Basta che funzioni", di Woody Allen. Film che si lascia vedere piacevolmente, checchè ne dica la mia mamma, che non è dell'idea, e, cosa più importante, da cui è nata una disputa che non voglio riportare qui..Ci devo pensare meglio, comunque :)