mercoledì 20 gennaio 2010

Rompere il ghiaccio

Sarà che ho una madre che amo definire "orsa", e che qualcosa mi avrà pur trasmesso, sarà che non sono una spigliata ed estroversa, o che si adatta facilmente alle novità, ma trovo abbastanza difficile rompere il ghiaccio..mi sento un po' piccola, un po' ttttenera, parola che spopola nella 1D del Sarpi, con mille idee in testa che creano solo più caos. Ma ecco, nello scrivere già si è rotto il ghiaccio, mi piace sentire il battere delle MIE dita sulla tastiera e vedere i miei pensieri che prendono forma. Mi realizza.

Nel frattempo, così, tanto per, mi lascio prendere dalla grafomania che mi perseguita nei temi- e, ultimamente, anche nei famigerati "Io Penso Storico e/o Filosofico", Dio me ne scampi e liberi- e mi viene in mente che potrei dire qualcosa di sì generico, ma un po' più approfondito dell'ultimo (e primo, questo mi fa ridere) post. Una cosa del tipo: ho appena finito di fare i compiti, anzi, a dire la verità ho appena deciso di non portarmi avanti, pur sapendo che il prossimo finesettimana lungo sarà assai impegnato, tra Orio, prove, giretto sciallo (altra parola cui non riesco ad abituarmi) con Fede e Co, serata di preparazione dolcetti in oratorio, domenica via e domenica sera messa+cena. Già qui mi viene la tentazione di riversare fiumi di parole a proposito di tutte queste cose da fare, ma, a pensarci bene, brucerei tutto subito..meglio aspettare, no?

Potrei descrivere, per oggi, la mia "famiglia" stretta, che qualcuno si guarderebbe bene dal definire in tal modo..aggiriamo l'ostacolo, allora: vivo con la mia mamma, Maria Grazia, cui devo davvero gran parte dei meriti per i lati positivi che mi riconosco, e, per opposizione, ben poche colpe per quelli negativi. Nella nostra casetta anche il suo compagno, Stefano, uomo che ancora devo ben comprendere ed analizzare, dalla personalità tanto semplice e da "italiano medio" quanto dall'umore altalenante; dopo ben due anni e mezzo mi ci devo ancora abituare, ma, per quanto possiamo sopportarci a stento, gli voglio bene. Poi ho un quasifratello - fratellastro sembra negativo- che è figlio di Stefano, Dario, di 10 anni, che tendo troppo spesso a criticare e paragonare a me alla sua età, cosa che è ben poco fattibile e, soprattutto, sensata. Anche se mi fa disperare con i compiti, anche se si fa flebo di cartoni giapponesi violenti ed incomprensibili, oltre che oggettivamente brutti, anche se sono gelosa che sia lui il principino della casa, non posso dire di non essermici affezionata. Ultimo ma non ultimo viene il gatto, un micione stupendo e tutto nero, che io adoro, fatta salva la sua mania di divorare qualsiasi cosa di plastica possa scovare. Povero cucciolo, in questi giorni è stato male e ci ha fatti spaventare..per fortuna ora sta bene. Direi che una foto è d'obbligo (del gatto, ovviamente).

martedì 19 gennaio 2010

Prima assoluta

Ecco, è giunto il momento che da qualche giorno immaginavo sarebbe venuto. E' un martedì pomeriggio terso e freddo, ma si sente, fuori, aria di primavera che, si spera presto, arriverà a portar via il gelo dell'inverno. Non so il motivo preciso, anche se, a dire il vero, qualcuno potrebbe indovinare, ma mi è nata dentro la voglia di scrivere i miei pensieri, di esprimerli, forse per il semplice desiderio di raccontare e di raccontarmi, forse per la speranza di poter chiarire anche a me stessa qualcosa che è presente in stato amorfo nella mia mente, ma che ha bisogno di essere riordinato. Magari tutto ciò rimarrà un passaggio adolescenziale e morirà nel silenzio in cui è nato, ma, per adesso, sono convinta della mia decisione.
Quindi, per prima cosa, una brevissima presentazione: mi chiamo Federica, ho 16 anni, e frequento la prima liceo - ovvero il terzo anno per i comuni mortali- al Classico Statale Paolo Sarpi di Bergamo con risultati soddisfacenti; abito a Scanzo(rosciate), dove vive la maggior parte dei miei amici e i miei familiari più stretti. Per ora, accontentatevi: rimando ai futuri post, che tenterò di pubblicare con una decorosa frequenza, ulteriori dettagli..